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I dati del 22 febbraio 2017 – I muri di Trump

“Il 2016 è stato l’anno in cui il cinico uso della narrativa del ‘noi contro loro’, basata su demonizzazione, odio e paura, ha raggiunto livelli che non si vedevano dagli anni Tenta dello scorso secolo. Un numero elevato di politici sta rispondendo ai legittimi timori nel campo economico e della sicurezza con una pericolosa e divisiva manipolazione delle politiche identitarie allo scopo di ottenere consenso”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

>> Il rapporto 2016-2017 di Amnesty International: sotto accusa le “politiche della demonizzazione” che alimentano divisione e paura https://www.amnesty.it/rapporto-2016-2017-sotto-accusa-le-politiche-della-demonizzazione-che-alimentano-divisione-e-paura/

>> I primi 100 giorni di Trump: https://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2017/jan/20/donald-trump-first-100-days-president-daily-updates

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I dati del 21 febbraio 2017 – Gioco d’azzardo

L’Italia è il nono paese al mondo per perdite di denaro da parte dei giocatori (adulti), nel gioco d’azzardo legale. E il quarto per volume delle perdite su scala nazionale: 19 miliardi di dollari. Peggio di noi fanno solo gli Usa (116,9 miliardi di dollari), dove però – è bene ricordarlo – hanno Las Vegas e Atlantic City, la Cina (62,4 miliardi) e il Giappone (24,1 miliardi).

In Italia nel 2016 il gioco d’azzardo ha raggiunto la quota monstre di 95 miliardi di euro (di cui 10 finiti nelle casse dello Stato).

Fonte: Wired

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I dati del 16 febbraio 2017 – Pensioni

Dal Quarto Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano, a cura del Centro Studi Itinerari Previdenziali:

[…] Come si può notare dal bilancio riclassificato, a differenza di quanto spesso si afferma, (e cioè che in Italia si spende molto meno per il welfare) la spesa per prestazioni sociali nel 2015 ammonta a 447,369 miliardi di euro, con un incremento dello 0,65% sull’anno precedente mentre la spesa totale è aumentata del solo 0,11%; rispetto al 2012 l’aumento è del 2,6% mentre nello stesso periodo il PIL è cresciuto soltanto dello 0,009%. La spesa per prestazioni sociali incide per il 54,13% sull’intera spesa pubblica comprensiva degli interessi sul debito pubblico che nel 2015 è stata pari a 826,429 miliardi, (il 59% al netto degli interessi); tale incidenza, rispetto al PIL si attesta al 27,34% e a questa percentuale occorre aggiungere le altre funzioni sociali quali la casa, l’esclusione sociale, la famiglia e le spese di funzionamento degli enti che gestiscono le varie funzioni di welfare che portano il totale al 30% circa cioè uno dei livelli più elevati dell’Europa a 27 Paesi.

[…] I pensionati sono 16.259.491 in calo di 80.114 (- 0,492%) rispetto al 2014; dopo il picco del 2008, il numero di pensionati è calato fisiologicamente riattestandosi ai valori del 1998. Il numero di prestazioni in pagamento è anch’esso diminuito a 23.095.567 (- 102.907 prestazioni pari al – 0,44% rispetto al 2014), riportandosi sui valori del 2004. Interessante è il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e numero dei pensionati; in pratica ogni pensionato (ogni testa) riceve in media 1,427 prestazioni, uguali al 2014 il che porta la pensione media da 12.136 euro annui (erano 11.695 nel 2014) a 17.323 euro (16.638 l’anno prima), ben al di sopra dei mille euro al mese (vedasi capitolo 7). Nonostante il calo del numero di prestazioni e quello dei pensionati, la spesa per prestazioni e soprattutto, come vedremo più avanti, quella assistenziale è aumentata e ciò si riflette nell’incremento della pensione media (+ 4,12%) incremento più elevato rispetto ai salari e stipendi dei lavoratori attivi. Altro dato fondamentale per la tenuta del nostro sistema pensionistico che funziona secondo lo schema della “ripartizione” è il rapporto tra occupati e pensionati che nel 2015 è pari soltanto a 1,388 attivi per pensionato. Infine il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e popolazione indica che è in pagamento una prestazione ogni 2,627 abitanti; in pratica una prestazione per famiglia il che fa capire quanto sia sensibile l’argomento pensioni.

Corte dei Conti: “Il patrimonio Inps per la prima volta in rosso”

Nel 2015 le spese per prestazioni (307 miliardi) hanno superato nettamente le entrate contributive (215 miliardi). Sulla riforma della governance: “Disegno comune di razionalizzazione”. Poletti: “Nessun allarme, il sistema è in equilibrio”. Boeri: “I conti sono garantiti dello Stato, solo questioni contabili”

Fonte: Repubblica

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I dati del 14 febbraio 2017 – Corruzione

L’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) di Transparency International misura la corruzione nel settore pubblico e politico di 176 Paesi nel Mondo.

La ventiduesima edizione dell’Indice di Percezione della Corruzione vede l’Italia al 60° posto nel mondo, migliorando quindi di una posizione rispetto all’anno precedente. Il voto assegnato al nostro Paese  è di 47 su 100, e ci vede migliorare anche qui, di 3 punti significativi.

In Europa però, la situazione per l’Italia non può dirsi ottimale: si trova infatti come fanalino di coda, seguita solo da Grecia e Bulgaria, rispettivamente al 69° e 75° posto della classifica mondiale.

A guidare la classifica dei virtuosi, ancora una volta, abbiamo Danimarca e Nuova Zelanda, seguiti da Finlandia e Svezia. Non a caso, tutti Paesi che possiedono legislazioni avanzate su accesso all’informazione, diritti civili, apertura e trasparenza dell’amministrazione pubblica.

Fonte: Transparency Italia

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I dati del 10 febbraio 2017 – Bonus cultura

Al 17 gennaio scorso, in teoria ad appena due settimane dal precedente termine per iscriversi, i diciottenni erano riusciti a spendere appena il 6,3% di quanto stanziato. Dove si è inceppata la macchina?

La nuova identità digitale

Ottenere l’identità digitale era il primo passaggio per arrivare ad avere il Bonus Cultura. Lo Spid, per inteso, serve anche ad altro e sicuramente il miraggio dei 500 euro ha spinto molti diciottenni a registrarsi al nuovo servizio. Ma avere lo Spid non è così semplice come appare, ci scrivevano i diciottenni. E in effetti le difficoltà emergono dai dati. Per l’Istat al 1° gennaio 2016 in Italia c’erano 572.437 diciassettenni (che, per logica matematica, sarebbero diventati maggiorenni entro l’anno). Secondo i dati che ci ha fornito l’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale che gestisce lo Spid, al 17 gennaio però i diciottenni con identità digitale erano 286.095: esattamente la metà.

L’App del governo  

Il secondo passaggio era l’iscrizione a 18App, la piattaforma online studiata appositamente per il Bonus Cultura. Qui i numeri si restringono ulteriormente. Sempre al 17 gennaio, secondo la Presidenza del Consiglio, erano 230.000 gli iscritti, ovvero circa il 40 per cento degli aventi diritto.

Spesa deludente

È guardando agli esiti finali, però, che si ha la percezione che davvero qualcosa non ha funzionato. Sempre secondo i dati della Presidenza del Consiglio a metà gennaio erano stati staccati 200.000 coupon per negozi fisici e 350.000 per rivenditori online per una spesa totale rispettivamente di 6 e 12,5 milioni. Un po’ pochini considerando i 290 stanziati.

 

Fonte: La Stampa

 

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I dati del 9 febbraio 2017 – Disoccupazione giovanile

Nel mese di dicembre la stima degli occupati è stabile rispetto a novembre, sintesi di un aumento per la componente maschile e di un equivalente calo per quella femminile. Aumentano gli occupati di 25-34 anni, mentre calano gli over 35. A crescere, in questo mese, è l’occupazione dipendente a termine, mentre calano gli indipendenti. Il tasso di occupazione è stabile al 57,3%.

Nell’arco del trimestre ottobre-dicembre si registra una sostanziale stabilità nella stima degli occupati rispetto al periodo precedente, sia tra gli uomini sia tra le donne. Segnali di crescita si rilevano per ultracinquantenni, dipendenti a termine e indipendenti, mentre si registra un calo per i 15-49enni e i dipendenti permanenti.

La stima dei disoccupati a dicembre è in aumento su base mensile (+0,3%, pari a +9 mila). La crescita è attribuibile alla componente femminile a fronte di un calo per quella maschile e si distribuisce tra le diverse classi di età ad eccezione dei 25-34enni. Il tasso di disoccupazione è stabile al 12,0%.

La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è in diminuzione nell’ultimo mese (-0,1%, pari a -15 mila). Il calo interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di inattività è stabile al 34,8%.

Nel periodo ottobre-dicembre alla sostanziale stabilità degli occupati si accompagna la crescita dei disoccupati (+2,6%, pari a +78 mila) e il calo delle persone inattive (-0,6%, pari a -78 mila).

Su base annua, a dicembre si conferma la tendenza all’aumento del numero di occupati (+1,1% su dicembre 2015, pari a +242 mila). La crescita tendenziale è attribuibile ai lavoratori dipendenti (+266 mila, di cui +111 mila i permanenti, +155 mila quelli a termine) e coinvolge sia le donne sia gli uomini, concentrandosi tra gli ultracinquantenni (+410 mila). Nello stesso periodo aumentano i disoccupati (+4,9%, pari a +144 mila) e calano gli inattivi (-3,4%, pari a -478 mila).

L’analisi dell’effetto della componente demografica sull’andamento tendenziale dell’occupazione evidenzia che sul calo degli occupati di 15-49 anni (-168 mila unità) influisce in modo decisivo la diminuzione della popolazione in questa classe di età, mentre al netto della dinamica demografica la performance occupazionale risulta positiva (+76 mila unità), con un aumento del tasso di occupazione. Tra i 50-64enni, al contrario, la crescita demografica contribuisce ad accentuare la crescita dell’occupazione determinata dalla sempre più ampia partecipazione al lavoro.

Fonte: Istat

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I dati dell’8 febbraio 2017 – Migranti

Dopo un periodo in cui sembrava essersi attenuata, in Italia torna l’ansia sociale da insicurezza: secondo un sondaggio Demos, per il 40% dei cittadini gli sbarchi sono un pericolo per l’ordine pubblico.

I risultati completi del focus immigrazione: http://www.demos.it/a01352.php

Blocco immigrazione: oltre la metà degli italiani sta con Trump

Più della metà degli italiani appoggia il decreto con cui il neo presidente americano Donald Trump ha deciso di bloccare l’entrata negli Usa ai cittadini di sette Paesi musulmani (Iran, Siria, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e Libia). Lo rivela un sondaggio di Index Research.

La stretta sull’immigrazione sta facendo discutere con toni accesi l’intero pianeta. E mentre l’Europa si indigna e negli Stati Uniti si consuma una guerra giudiziaria a colpi di ricorsi e contro ricorsi, la maggioranza della popolazione italiana si schiera proprio con Trump.

Alla domanda “Lei è favorevole o contrario a bloccare l’immigrazione?” il 56, 4% degli intervistati ha risposto di essere favorevole. A dichiararsi contrario è stato il 37,8%. Mentre il 5,8% non ha preso posizione.

“Ancora una volta il nostro è un Paese diviso”, spiega Natascia Turato, direttore di Index Research. “Se rispetto agli assetti politici, gli italiani si mostrano poco inclini ad affidare il Governo del Paese ad un solo soggetto, sui temi caldi gli schieramenti sono netti. E’ evidente ancora che la scelta di Trump colpisce emotivamente”.

 

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I dati del 7 febbraio 2017 – Giornata nazionale contro il bullismo

Be the change: unite for a better internet è lo slogan del Safer Internet Day 2017 (#SID2017), la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea che, giunta alla sua XIV edizione, quest’anno si celebra in contemporanea in oltre 100 Paesi.

In concomitanza con il Safer Internet Day, quest’anno si è tenuta  la prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo “Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”. Un’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola.

Al centro della giornata le ragazze e i ragazzi, in particolare quelli tra i 14 e i 18 anni, la cui vita sui social è stata oggetto di un’indagine sull’hate speech affidata da Generazioni ConnesseSkuola.net e all’Università degli Studi di Firenze. Il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere on line più di 5 ore al giorno. Whatsapp si conferma il gigante degli scambi social fra gli adolescenti (80,7%), seguito da Facebook (76,8%) e Instagram (62,1%). Bufale e fake news? Il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, un comportamento – sempre secondo la ricerca – che rende le ragazze e i ragazzi “facilmente preda di titoli sensazionalistici e ‘bufale’ che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio”. Tre intervistati su 10 (il 29%) hanno messo un “like” ad un post che insultava o criticava aspramente un loro coetaneo; mentre 1 su 10 ha commentato con insulti o criticato “aspramente” un coetaneo sui social network. Quasi 3 ragazzi su 10 (il 28%) di persona non avrebbero usato le stesse parole. Mentre se incontrassero qualcuno che insulta un coetaneo, il 14% dei ragazzi non farebbe nulla pensando “non è una cosa che mi riguarda”. E se gli insulti sono rivolti a personaggi famosi? L’11% dei giovani li approva in virtù di una più generale “libertà di esprimere ciò che si pensa”. Il 13% ammette di aver insultato un personaggio famoso on line.

Secondo i dati 2016 del Censis, nel corso dell’anno subisce una qualche forma di abuso il 52,7% dei giovani d’età compresa tra gli 11 e i 17 anni. Una percentuale che sale quando scende l’età, attestandosi al 55,6% tra le femmine e al 53,3% tra i maschi nel caso degli 11-13enni. Colpisce anche la frequenza degli attacchi: perché quasi un ragazzo su cinque (19,8%) è oggetto di questo tipo di soprusi almeno una volta al mese e l’eventualità diventa persino più ricorrente tra i giovanissimi (22,5%).

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I dati del 3 febbraio 2017 – Discorso d’odio

>> L’intervento di Brendan Cox in Commissione Jo Cox contro l’intolleranza, la xenofobia e il razzismo: http://webtv.camera.it/evento/10543

 

>> Il sito di Parole O_stili, una due giorni di lavoro e di confronto che si svolgerà il 17 e 18 febbraio a Trieste, nel profondo nordest d’Italia.
Un appuntamento seguito dall’organizzazione di singoli panel che avranno lo scopo di far dialogare e confrontare professionisti e personalità di diversi settori a cui le parole e il linguaggio stanno a cuore. Il “manifesto della comunicazione non ostile” è votabile fino al 10 febbraio prossimo: http://www.paroleostili.com/

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I dati del 2 febbraio 2017 – Fumo passivo

Il d.lgs. n. 6/2016 ha esteso il divieto di fumo al conducente e ai passeggeri a bordo di autoveicoli (in sosta o in movimento), in presenza di minori di anni 18 e di donne in stato di gravidanza. Il divieto riguarda solo gli autoveicoli di cui all’art. 54 del Codice della Strada, con esclusione quindi di ciclomotori e motoveicoli anche se dotati di carrozzeria chiusa. In caso di violazione si applica la sanzione da 27,50 a 275,00 euro, raddoppiata quando la violazione avvenga in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o davanti a bambini fino a 12 anni di età. La procedura applicabile è quella prevista dalla Legge n. 689/1981, come ridefinita in base all’accordo in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni del 16 dicembre 2014.

>> Il sito dell’Istituto Superiore di Sanità: www.iss.it