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I dati del 27/07/2016 – Posti di lavoro: la miniera

Un posto vicino al mare che sprofonda nella terra: http://www.sulcisiglesiente.eu/

 

Convivono il passato e il futuro e sotto c’è il carbone: http://www.carbosulcis.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=19&Itemid=37

 

Le miniere in Italia: http://www.assomineraria.org/

 

Il talco è bianco e il carbone è nero, ma i lavoratori che scavano ed estraggono sono uguali: https://www.youtube.com/watch?v=lCSP3XwD34U

 

La Sardegna è mare,  terra e miniere: http://www.regione.sardegna.it/

 

La miniera e la sua memoria d’arte: http://www.museoartemineraria.it/

cannabis

I dati del 25/07/2016 – Cannabis legale

Il possesso
Ogni persona maggiorenne può avere con sé fino a 5 grammi di cannabis per uso ricreativo, tenerne fino a 15 nella propria abitazione. Tali quantità non devono essere dichiarate, né sottoposte a autorizzazioni. È possibile fumare solo negli spazi privati, al chiuso e all’aperto, mentre rimane il divieto di consumare marijuana e hashish in luoghi pubblici e negli ambienti di lavoro. Non si fuma al volante: chi è fermato alla guida in stato di alterazione, come avviene per l’alcol, è sottoposto alle sanzioni imposte dal Codice della strada.

La coltivazione
È possibile coltivare fino a 5 piante di cannabis di sesso femminile. Per farlo è necessario solamente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per il territorio, che provvede a inserire i dati trasmessi tra quelli sensibili sottoposti al Codice della privacy.

Per coltivare in forma associata è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello dei cannabis social club spagnoli. Possono essere composti da 50 membri al massimo, ognuno di loro può coltivare fino a cinque piante.

La vendita
Non è punita la cessione a titolo gratuito di una quantità inferiore ai limiti, mentre lo spaccio rimane illegale anche per le piccole dosi. Chi vuole vendere la cannabis, all’interno del regime di monopolio, deve ottenere l’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Dogane e predisporre locali dedicati. Il business deve rispettare alcune norme, tra cui la tracciabilità del processo produttivo e il divieto di importazione e esportazione.

L’Uso terapeutico
Il provvedimento mira a snellire le procedure per produrre e ottenere cannabis a scopi medicinali. Sono previste norme per individuare in maniera più immediata le aree adatte alla coltivazione e rese più agili le modalità di prescrizione e consegna.“Nonostante undici regioni si siano espresse in materia, oggi il diritto a curarsi con i derivati della cannabis è impedito da vincoli burocratici. Noi proviamo a semplificare il quadro e rendere più agevole l’accesso ai farmaci”, dice Farina.

Le campagne di prevenzione
Il 5% dei proventi derivanti dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, quelli derivanti dalle sanzioni interamente devoluti a opere di informazione, cura e riabilitazione di consumatori di droghe e tossicodipendenti.

Secondo l’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis 13 milioni di italiani ne hanno fatto uso, per un mercato che vale 12 miliardi di euro che al momento sfugge del tutto alle casse dello Stato.

“Come dimostrano varie indagini il proibizionismo, che ha causato ritardi alla ricerca scientifica, non diminuisce i consumi né crea sicurezza, anzi la legalizzazione comprimerebbe i guadagni delle organizzazioni criminali” conclude Daniele Farina. Secondo un articolo di lavoce.info, che si basava su stime relative all’anno 2011, i benefici fiscali di una politica di questo tipo in Italia variano dagli 8,5 ai 5,8 miliardi di euro.

Oltre 570 mila euro deriverebbero da risparmi di spesa sulla repressione del fenomeno: secondo il Libro bianco sulla legge sulle droghe promosso da La Società della Ragione insieme a Forum Droghe, Antigone e CNCA al 31 dicembre 2015 quasi 17 mila detenuti, il 32% del totale, si trovavano in carcere per possesso o vendita di sostanze mentre quasi il 50% delle segnalazioni all’autorità giudiziaria riguardano i cannabinoidi. Per questo motivo nella sua ultima relazione annuale la Direzione Nazionale Antimafia ha suggerito il ricorso a politiche utili “in termini di deflazione del carico giudiziario e per il prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”.

Uno studio stima che la legalizzazione delle droghe leggere produca un impatto fiscale per lo Stato con un beneficio variabile tra i 5,8 e gli 8,5 miliardi di euro l’anno.

 

Il sito dell’Istituto Superiore di Sanità >> http://www.iss.it/

 

incendi

I dati del 22/07/2016 – Incendi e consumo di suolo

 

‘Tra le più colpite Sicilia, Puglia, Lazio, Campania e Calabria’

7 LUG – Sono 25.869 gli incendi divampati in Italia nei primi sei mesi dell’anno, con i roghi che lungo la Penisola hanno colpito ben 12.518 ettari di terreno tra aree boschive e non. È quanto emerge da un dossier della Coldiretti basato sui dati della Protezione civile.

Gli incendi riguardano soprattutto la parte meridionale del Paese, ma problemi si registrano anche a Nord. Le regioni maggiormente colpite nel semestre – riferisce Coldiretti – sono la Sicilia (6.572 incendi), la Puglia (4.920 incendi), il Lazio (2.024 incendi), Campania (1.982 incendi), la Calabria (1.860 incendi), la Lombardia (1.451 incendi) e la Sardegna (1.385 incendi). (ANSA).

 

 

Consumo di suolo, l’Ispra lancia l’allarme: ci costerà 800 milioni l’anno

“Mangiati” 250 km quadrati di territorio in 2 anni, 35 ettari al giorno. La fotografia scattata dall’Istituto di protezione ambientale nel rapporto 2016 dimostra che il problema della cementificazione selvaggia è ben lontano dall’essere risolto. De Rosa (M5s): “Correggere in Senato la legge approvata alla Camera”

13 luglio 2016

– Il consumo di suolo in Italia rallenta rispetto al passato, ma il cemento guadagna ancora un segno più. Colpa, soprattutto, di una crisi economica che non ha favorito politiche adeguate di pianificazione e tutela del territorio. È la fotografia scattata dal rapporto Ispra sul consumo di suolo 2016, presentato oggi a Roma. Un fenomeno che viaggia alla velocità di 4 metri quadrati ‘mangiati’ ogni secondo, per un totale di 35 ettari al giorno, ovvero 250 km quadrati in un biennio. E che ci costerà 800 milioni di euro l’anno. Oltre ad averci fatto dire addio in 25 anni a un quarto dei campi coltivabili, come denuncia Coldiretti.

L’Istituto superiore per la protezione ambientale lancia l’allarme: è urgente assicurare un reale contenimento del consumo di suolo, soprattutto nelle aree a rischio idrogeologico o sismico, dando ai Comuni indicazioni chiare e strumenti utili. “L’obiettivo non è bloccare il settore edilizio – sostiene l’Ispra – bensì promuovere un’edilizia di qualità, sostenibile nell’uso delle risorse ambientali”. Un appello rivolto alla politica che, in realtà, un primo risultato l’ha raggiunto: a maggio è stato approvato alla Camera il ddl contro il consumo di suolo. Il provvedimento adesso è fermo al Senato ma molti, come il deputato grillino Massimo De Rosa, esprimono critiche su alcuni punti e forti dubbi sulla possibilità che possa completare l’iter fino all’approvazione definitiva.

I dati. Secondo l’Ispra il consumo di suolo in Italia continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni: tra il 2013 e il 2015 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 250 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 35 ettari al giorno, quasi come 35 campi di calcio. Una velocità di trasformazione di circa 4 metri quadrati di suolo che, nell’ultimo periodo, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo. Dopo aver toccato anche gli 8 metri quadrati al secondo degli anni 2000, il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 (tra i 6 e i 7 metri quadrati al secondo) si è consolidato, quindi, negli ultimi due anni, con una velocità ridotta di consumo di suolo, che continua comunque a coprire, ininterrottamente, aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, centri commerciali, servizi e strade. I dati della rete di monitoraggio dell’Istituto di protezione ambientale mostrano come, a livello nazionale, il suolo consumato sia passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,0% stimato per il 2015, con un incremento di 4,3 punti percentuali e una crescita percentuale del 159% (1,2% ulteriore tra il 2013 e il 2015). In termini assoluti, si stima che il consumo di suolo abbia intaccato ormai circa 21.100 chilometri quadrati del nostro territorio.

I costi occulti. I costi della cementificazione non sempre immediatamente percepiti prevedono una spesa media che può arrivare anche a 55mila euro all’anno per ogni ettaro di terreno consumato e cambiano a seconda del servizio ecosistemico che il suolo non può più fornire per via della trasformazione subita. Si va quindi dalla produzione agricola (oltre 400 milioni) allo stoccaggio di carbonio (circa 150 milioni), dalla protezione dell’erosione (oltre 120 milioni) ai danni provocati dalla mancata infiltrazione dell’acqua (quasi 100 milioni) e dall’assenza di insetti impollinatori (quasi 3 milioni). Poichè ad un aumento di 20 ettari per km quadrato di suolo consumato corrisponde un aumento di 0.6 gradi della temperatura superficiale, è stato stimato che, solo per la regolazione del microclima urbano, il costo si aggira intorno ai 10 milioni l’anno. “Mi auguro che questo rapporto- commenta Bernardo de Bernardinis, presidente Ispra- diventi in futuro anche uno strumento per il sistema di protezione nazionale dell’ambiente” . Tra le città, la maglia nera dei costi spetta a Milano con 45 milioni, seguita da Roma (39) e Venezia (27).

Le aree più colpite. Grazie all’uso di nuovi strumenti cartografici, l’Ispra è riuscita a individuare con più precisione le aree dove il problema della cementificazione selvaggia è più grave. L’area più colpita risulta essere il Settentrione, con un’accelerazione nelle regioni del Nord-Ovest rispetto al Triveneto che, fino al 2008, aveva una velocità di crescita maggiore. Nel 2015, in 15 regioni viene superato il 5% di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (oltre il 10%) e in Campania, Puglia, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Sicilia e Liguria dove troviamo valori compresi tra il 7 e il 10%. Esaminando i dati su scala provinciale, troviamo che le province di Milano e Napoli presentano i valori più alti di territorio urbanizzato ad alta densità. La maggior parte del suolo consumato, inoltre, è “di buona qualita” secondo rilevamenti fatti in Abruzzo e Veneto.

I Comuni record. In termini percentuali è interessante rilevare come diversi comuni superino il 50%, e talvolta il 60%, di territorio consumato. Sono spesso località piccole o medio piccole che mostrano una tendenza a consumare suolo con dinamiche che si ricollegano ai processi di urbanizzazione dei rispettivi capoluoghi di provincia, con le caratteristiche tipiche di un’unica area metropolitana. Il record assoluto va al piccolo comune di Casavatore, in provincia di Napoli, con quasi il 90% di suolo cementificato. Dei dieci comuni con la maggiore percentuale di suolo consumato, otto sono nel napoletano. Ma troviamo anche diversi comuni lombardi come Sesto San Giovanni, Corsico e Pero. Citazione a parte merita il comune di Fiera di Primiero (Trento), che è stato il secondo comune più piccolo d’Italia (15 ettari complessivi) fino all’accorpamento in Primiero San Martino di Castrozza del 1° gennaio 2016 e che, nel 2015, sfiorava l’80% di suolo consumato.

La cementificazione delle coste. A livello nazionale più di un quinto della fascia compresa entro i 300 metri dal mare è ormai consumato. Tra le regioni con valori più alti entro i 300 metri dalla linea di costa si evidenziano Marche e Liguria con oltre il 45% di suolo consumato, Abruzzo, Campania, Emilia Romagna e Lazio con valori compresi tra il 30 e il 40%. Tra i 300 e i 1000 metri si segnalano invece Abruzzo, Emilia-Romagna, Campania e Liguria con oltre il 30% di consumato. Nella fascia tra 1 e 10 chilometri troviamo ancora la Campania con circa il 18% di consumato.

Le aree a rischio idrogeologico e sismico. Sul totale di suolo consumato in Italia, l’11,7% ricade all’interno di aree classificate a pericolosità da frana da moderata a molto elevata, il 16,2% in aree a pericolosità idraulica moderata e il restante 72,1% al di fuori di aree a pericolosità idrogeologica. I dati confermano, inoltre, l’elevata presenza di aree costruite all’interno delle zone a pericolosità sismica alta, con i valori massimi in Lombardia (14,3%) e in Veneto (12,5%) e nelle zone a pericolosità molto alta (il 4,5% a livello nazionale, il 6,5% in Campania).

Il consumo di suolo procapite. Il tasso di consumo di suolo in Italia confrontato con la crescita demografica mostra una crescita consistente nel corso degli anni fino al 2013, con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013. Nel 2014 ci sarebbe una prima leggera decrescita: il valore scende a 345 metri quadrati pro-capite.
 
Il confronto con l’Europa
. Secondo le stime di Eurostat (2016), la quota di territorio con copertura artificiale in Italia è stimata pari al 7,0% del totale, contro il 4,1% della media dell’Unione Europea. L’Italia si colloca al sesto posto dopo Malta (32,6%), Belgio (12,1%), Paesi Bassi (12,3%), Lussemburgo (10,1%) e Germania (7,1%).

Lo stato dell’arte in Parlamento. “La prima preoccupazione corre spontanea verso i territori dove sono cresciuto – afferma Massimo De Rosa, deputato del M5s, inizialmente fra i promotori dell’iniziativa legislativa volta a fermare il consumo di suolo in Italia ed in seguito fra i più critici nei confronti del testo approvato alla Camera – . Penso a comuni come Lissone, Sesto San Giovanni, Cusano Milanino, Corsico e Pero, fra i primi venti in Italia per suolo consumato, con percentuali che si aggirano fra il 71,3 e il 64,2 per cento. Zone dove l’eccessiva cementificazione ha già mostrato i suoi effetti e lo dico pensando ad esempio alle drammatiche esondazioni del fiume Seveso”. De Rosa sottolinea anche uno dei punti deboli del ddl per il contenimento del consumo di suolo. “In pratica se la legge fosse attualmente in vigore –  conclude il deputato 5stelle – circa la metà dell’incremento di consumo di suolo, fotografata dal Rapporto, non sarebbe stata contabilizzata. Infatti il terreno utilizzato per le opere definite ‘prioritarie’ viene escluso dal computo dell’incremento di suolo consumato. Se questo non è regalare territorio al cemento e ad i suoi speculatori, allora non saprei proprio come definirlo”.

“La legge che abbiamo approvato in prima lettura alla Camera non sarà perfetta – ribatte la deputata Pd Chiara Braga della commissione Ambiente – ma ha il merito di aver tracciato una strada praticabile per ridurre progressivamente il consumo di suolo, responsabilizzando i livelli istituzionali regionali e comunali. Il ddl impone poi l’obbligo di motivazioni delle scelte di nuovo consumo di suolo e di valutazione delle alternative di localizzazione, anche per le infrastrutture pubbliche, oltre a rafforzare l’attenzione sul tema della rigenerazione urbana. L’esame del ddl è iniziato al Senato e mi auguro che possa trovare presto una rapida approvazione”.

“Il ddl in Senato verrà migliorato – assicura la senatrice dem Laura Puppato,

relatrice della legge a Palazzo Madama – e sarà implementato con dei successivi progetti di legge su rigenerazione urbana, consumo di suolo e agricoltura”.

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I dati del 21/07/2016 – Cultura e paura

Dai libri nasce la consapevolezza.

I libri aiutano a interpretare la realtà? La cultura è una risposta alla paura che caratterizza i nostri tempi complicatissimi?

 

Marco Vichi racconta storie nere che aiutano a interpretare la realtà >> http://www.marcovichi.it/

 

Luciano Canfora: la filosofia, la democrazia, la paura deve essere sconfitta >> http://atistoria.ch/atis/atis25/component/content/article/150-mediateca/lezione-dautore/214-luciano-canfora-lorigine-greca-della-parola-democrazia.html

 

Tito Faraci, uno scrittore di fumetti e libri spiega che cosa c’è dietro la paura >> https://libreriamo.it/libri/rispondere-alla-paura-la-vita-linvito-dello-scrittore-tito-faraci-lattentato-nizza/

 

Il Mercato Rionale è un punto d’incontro e di scambio culturale >> http://www.dire.it/10-03-2016/42624-roma-restyling-piazza-alessandria-mercato-diventa-dautore/

 

Nel cuore di Asti i commercianti organizzano lo scambio dei libri in strada >> http://www.lastampa.it/2015/06/25/edizioni/asti/nel-cuore-di-asti-c-il-bookcrossing-ma-solo-il-venerd-jI2IctXs5D21FOx0iDrtEN/pagina.html

 

Da tre anni sulla spiaggia di Siracusa spuntano libri per tutti >> https://www.facebook.com/bookcrossingbalneare/

 

La letteratura è una lanterna magica, dice Romano Montroni, presidente del Centro per il libro e la lettura >> http://www.illibraio.it/autori/romano-montroni/

 

Le biblioteche sono un tesoro >> http://sistema-bibliotecario.provincia.roma.it/content/biblioteca-comunale-peppino-impastato-ladispoli

smartphone

I dati del 20/07/2016 – Sicurezza stradale

Da Repubblica.it

Istat e Aci, in aumento le vittime della strada: smartphone al volante sotto accusa

Nel 2015, dopo quindici anni di calo, cifre in salita: sono 3.419. Meno incidenti, ma più gravi. Polizia e carabinieri: multe per uso del cellulare su del 20%

 

ROMA. Smartphone sotto accusa. È lui sul banco degli imputati per l’allarme sulla sicurezza stradale che ha interrotto di colpo il suo circolo virtuoso: dopo 15 anni tornano ad aumentare le vittime. Era dal 2001, quando in Italia si contavano qualcosa come 7.096 morti sulle strade, che non succedeva un fatto del genere: di anno in anno – con grande fatica – eravamo arrivati nel 2014 a quota 3.381 lenzuoli bianchi stesi sull’asfalto, per poi assistere nel 2015 ad un’incredibile impennata: 3.419 vittime. “Incredibile” perché gli incidenti nel frattempo continuano a diminuire con costanza (erano 263.100 nel 2001 e siamo passati dai 177.031 del 2014 ai 173.892 del 2015) e questo significa solo una cosa: aumenta la violenza dei sinistri, dato confermato dall’incremento del 6 per cento dei feriti gravi. E la distrazione da cellulare sembra essere proprio il cuore del problema.

I numeri snocciolati da Istat e Aci, che oggi presentano nel dettaglio le statistiche di questa emergenza, così confermano quello che Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri avevano già evidenziato qualche mese fa: pur in assenza di tutti i dati delle polizie Municipali il quadro che avevano tracciato era proprio quello che oggi abbiamo sotto gli occhi. Ma c’è un elemento chiave: sono aumentate anche le infrazioni, molte delle quali generate dalla distrazione. Tra le cause principali – sempre secondo i dati di Polizia e Carabinieri – c’è l’utilizzo dello smartphone: 48.524 sono le infrazioni commesse nel 2015 per il mancato utilizzo di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare, il 20,9% in più rispetto al 2014.

E qui – molto probabilmente – c’è la spiegazione dell’aumento delle vittime: con lo smartphone in mano l’incidente è sempre più grave del normale perché manca del tutto la frenata. Un solo dato per capire: le statistiche ci dicono che per mandare un messaggio (mail, Sms, Whatsapp, social, ecc.) se ne vanno mediamente 10 secondi: a 100 km/h percorriamo così 280 metri (due campi e mezzo di calcio) al buio. A 50 km/h, saranno 140 metri. Uno spazio enorme, specie in centro abitato. E i sondaggi ci mostrano un quadro preoccupante: un italiano su due non rinuncia al cellulare nemmeno alla guida: di questi (fonte Doxa Direct Line) un 28% circoscrive l’imprudenza a qualche volta, un 10% la dichiara una distrazione frequente, e un 6%, senza ritegno, confessa di usarlo anche per mandare messaggi. E c’è un 1% che ammette di farlo sempre, tutti i giorni.

Dai dati Istat però emerge anche un altro elemento da non sottovalutare: salgono gli incidenti in autostrada. Insomma dopo anni di Tutor, controlli a tappeto e uso massiccio dell’elettronica anche nell’isola felice della sicurezza stradale scatta il campanello d’allarme. Certo, la città rimane sempre il luogo più pericoloso (oltre il 70 per cento di incidenti e feriti, più del 40% dei morti) ma anche sulle autostrade occorrerà intervenire.

Difficile considerare la cosa “di poco conto” e l’aumento di vittime dell’uno per cento un elemento marginale: sulle nostre strade muore una persona ogni due ore e mezza, quasi come se una Costa Concordia si schiantasse ogni

tre giorni. Senza contare che con questa improvvisa inversione di tendenza il famoso programma d’azione della Ue – che prevedeva il dimezzamento del numero totale di vittime della strada nell’Unione tra il 2010 e il 2020 – dall’Italia non sarà mai rispettato.

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I dati dell’8/07/2016 – Pensioni, anziani ed estate

I DATI INPS: 6 MILIONI DI PENSIONATI CON MENO DI 1000 EURO AL MESE

Il rapporto annuale dell’Inps relativo al 2015 rileva che circa 6 milioni di pensionati (5.962.650), meno di quattro su dieci (pari al 38%), percepiscono assegni lordi mensili sotto i mille euro. Rispetto all’anno precedente (2014) la percentuale di chi ha un reddito da pensione inferiore ai mille euro è calata (era del 40,3% pari a circa 6,5 milioni di pensionati). Il numero dei pensionati Inps è pari a 15.663.809 con un importo lordo medio mensile di 1.464,41 euro. Il numero delle prestazioni previdenziali è invece di 17.184.075, con un importo lordo medio mensile di 1.093,54 euro. Nel 2015 la spesa pensionistica complessiva è aumentata di oltre 4 miliardi di euro (+1,58%), passando da 268,817 miliardi nel 2014 a 273,074 miliardi nel 2015.

Nella sua relazione, il presidente INPS Tito Boeri ha ricordato inoltre che In Italia gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi. Non solo. Circa un punto di Pil di contributi sociali non è stato impiegato per erogare le pensioni, vale a dire circa 300 milioni. «Abbiamo calcolato – ha sottolineato Boeri – che sin qui gli immigrati ci abbiano “regalato” circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state erogate delle pensioni. E ogni anno questi contributi a fondo perduto degli immigrati valgono circa 300 milioni di euro».

Numero verde AUSER: 800995988

www.auser.it

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I dati del 06/07/2016 – Rifiuti speciali ed ecoreati

Secondo il rapporto Ispra, tra il 2013 e il 2014 sono state prodotte oltre 130 tonnellate di scarti di lavorazione e il 75% è stato smaltito. Cala la percentuale di energia prodotta con l’immondizia e resta il problema del riuso degli pneumatici.

Se vi sembra che i rifiuti che ogni giorno escono dalle nostre case siano troppi, sarà uno shock scoprire che sono una bazzeccola in confronto a quelli speciali, provenienti da industrie e aziende. Però c’è speranza: secondo il rapporto pubblicato oggi dall’Istituto superiore per la ricerca e l’ambiente, Ispra, nel nostro Paese aumentano i rifiuti speciali – +5% nel 2014, anno al quale si riferiscono gli ultimi dati -, ma cresce anche la capacità di smaltimento con il 3,3% in più di rifiuti gestiti. Così l’Italia, secondo l’Ispra, si colloca tra le prime nazioni europee per il riciclo di rifiuti speciali, che vengono smaltiti al 75%, soprattutto se si tratta di rottami ferrosi.

Pericolosi e non. I rifiuti speciali si differenziano in “non pericolosi” e “pericolosi”. I primi provengono soprattutto dal settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni, mentre i “pericolosi”  derivano dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose, per esempio la raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria.
I rifiuti speciali prodotti in Italia sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani.