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I dati del 29 novembre 2016 – Amianto

ETERNIT, FABBRI (PD): COMPRENSIBILE AMAREZZA VITTIME. URGE RIVEDERE NORME PROCESSUALI

“E’ comprensibile l’amarezza delle vittime e dei familiari per la decisione del Gup di Torino. L’esperienza del processo Eternit, costituita da sentenze di merito, della Cassazione e della Corte Costituzionale, dimostra che per i processi ci vogliono regole specifiche per accelerare i tempi e garantire una tutela effettiva delle vittime. Non a caso con il titolo 8 del Testo Unico, presentato oggi al Senato, abbiamo raddoppiato i termini delle indagini preliminari e della prescrizione, in caso di  processi per i reati di disastro, lesioni e morti per malattie asbesto-derivate. Abbiamo poi imposto l’obbligo speciale di ricorrere all’incidente probatorio per la testimonianza della persona offesa e per la perizia, oltre a garantire il patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dal reddito, per le vittime dell’amianto e i loro familiari. Rivedere le norme processuali in tema di amianto è dunque indispensabile”. Lo afferma la presidente della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, Camilla Fabbri, che proprio questa mattina ha presentato il ddl a sua prima firma recante Testo unico in materia di amianto.

AMIANTO, LA DIMENSIONE DEL PROBLEMA

Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente ogni anno in Italia muoiono  4mila persone per tutte le malattie asbesto correlate, con oltre 15mila casi di mesotelioma maligno diagnosticato dal 1993 al 2008 (Registro Nazionale Mesotelioma di Inail).

A 24 anni dalla sua messa al bando, l’amianto è ancora diffusissimo, in diverse forme, sul nostro territorio: le stime (per difetto) di CNR-Inail parlano di ben 32 milioni di tonnellate; il Programma nazionale di bonifica del Ministero dell’Ambiente conta 75mila ettari di territorio in cui è accertata la presenza di materiale in cemento amianto.

Nonostante la Legge 257 prevedesse Piani Regionali Amianto redatti entro 180 giorni dalla sua pubblicazione, ad oggi Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna non li hanno ancora approvati. Intanto il censimento, fondamentale per calcolare le quantità da recuperare e realizzato (in modo disomogeneo) solo in 10 Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta), indica oltre230mila strutture censite. In particolare, gli edifici pubblici e privati contenenti amianto sarebbero più di 188.000 cui vanno aggiunti i 6.913 siti industriali dislocati su tutto il territorio nazionale e altre strutture contenenti la pericolosa fibra.

La Banca Dati Amianto coordinata dal ministero dell’Ambiente riporta oltre 38.000 siti su tutto il territorio nazionale (il Ministro Galletti nel corso de La Radio ne parla del 29 novembre ha aggiornato il dato in “55.000”), con oltre 300 siti in classe di priorità 1, ovvero a maggior rischio, su cui avviare da subito le azioni di risanamento.

I CONTENUTI DEL DDL “TESTO UNICO IN MATERIA DI AMIANTO”

prima firmataria sen. Fabbri (A.S. 2602)

Il Testo Unico è composto di 128 articoli suddivisi in 8 titoli: 1) Disposizioni generali 2) Tutela dell’ambiente 3) Tutela della sicurezza del lavoro 4) Tutela della salute collettiva 5) Misure previdenziali 6) Incentivi per gli interventi di bonifica 7) Agenzia Nazionale Amianto 8) Sanzioni, disposizioni processuali e abrogazioni.

Titolo 1 – Disposizioni generali

individua il campo di applicazione: tutte le strutture edilizie, pubbliche e private; siti industriali dismessi;  mezzi di trasporto; macchinari. Novità rispetto alla legge 257/92 che si occupa principalmente di edifici pubblici.

Titolo 2 – Tutela dell’ambiente

  1. a) individua il soggetto titolare degli obblighi funzionali alla bonifica coincidente con il proprietario dell’edificio o dei beni e, nel caso di proprietà in condominio, con l’amministratore condominiale. Novità è dunque l’introduzione di un soggetto “obbligato” a bonificare anche l'”ambiente di vita”  e non solo il luogo di lavoro.
  2. b) introduce l’obbligo di valutazione del rischio e di denuncia degli edifici o dei beni che possono emanare fibre di amianto per una vera mappatura da parte di Regioni e Asl, che devono formulare il piano regionale amianto. Ancora non esiste infatti una mappatura omogenea.

Titolo 3 – Tutela della sicurezza del lavoro

si amplia il novero delle attività lavorative anche a quelle che espongono ad un rischio indiretto nonché a quelle che possono causare un rischio per l’ambiente esterno: si stabilisce l’obbligo del datore di lavoro di occuparsi non solo dei dipendenti ma anche della collettività.

Titolo 4 – Tutela della salute collettiva

  1. a) si prevede l’obbligo di trasmissione da parte del medico e dell’Asl ai Centri operativi regionali (Cor) delle informazioni acquisite, in caso di accertamento di patologia, ai fini dell’inserimento nel registro tumori presso l’Inail (ReNaM). Per questo viene introdotta l’omissione di referto per il medico che non segnala e l’omissione di atti di ufficio per il Cor che non registra.
  2. b) il ReNaM non più registro solo dei mesoteliomi ma anche degli altri tumori determinati dalle fibre asbestiformi.

Titolo 5 – Misure previdenziali

per ottenere il beneficio pensionistico previsto per i lavoratori esposti all’amianto per un periodo non inferiore a 10 anni, come vuole la normativa, si stabilisce che l’Inail debba computare anche permessi, festività, ferie, periodi di sospensione per malattia o infortunio o collocamento in cassa integrazione.

Titolo 6 – Incentivi per gli interventi di bonifica

introduce misure per la riconversione e riqualificazione delle aree industriali dismesse previa individuazione parte delle Regioni d’intesa con i Comuni. Per rendere i progetti rapidamente attuabili, essi devono essere adottati tramite accordi di programma. Progetti che devono prevedere la destinazione di una quota non inferiore al 20% a finalità di servizio pubblico e per edilizia residenziale sociale.

Titolo 7 – Agenzia Nazionale Amianto

istituisce una Agenzia per l’acquisizione dei censimenti e dei piani regionali; la formazione del personale ispettivo e tecnico anche di Asl, dell’Ispettorato Nazionale, dell’Inps, dell’Inail; il coordinamento nazionale della vigilanza; la costituzione dell’albo dei consulenti tecnici e dei periti.

Titolo 8 – Sanzioni, disposizioni processuali e abrogazioni

  1. a) i termini delle indagini preliminari e della prescrizione vengono raddoppiati in caso di processi per i reati di disastro, lesioni e morti per malattie asbesto derivate.
  2. b) si impone l’obbligo speciale di ricorrere all’incidente probatorio per la testimonianza della persona offesa e per la perizia (testimonianze e perizie anticipate nella fase di indagine).
  3. c) si garantisce il patrocinio a spese dello Stato per le vittime dell’amianto e i familiari nell’ambito dei processi per disastro, omicidio, lesioni.

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I dati del 28 novembre 2016 – Siria

Cinque anni di conflitto in Siria hanno profondamente frammentato il Paese e prodotto divisioni geografiche ed etniche. Una larga parte delle aree urbane siriane, nonché i distretti agricoli e industriali, è stata distrutta. La guerra ha visto l’intervento militare di molti attori internazionali e l’impiego di “foreign fighters” in territorio siriano. L’impatto sull’economia e la salute dei cittadini è stato devastante.

Anche di questo abbiamo parlato con Paolo Magri, direttore dell’ISPI, tra gli organizzatori di Rome MED 2016, il forum di dialogo sul Mediterraneo che si aprirà il prossimo 1 dicembre.

Il rapporto completo è consultabile a questo link ➡️http://www.ispionline.it/DOC/MED_REPORT.pdf

– 3,7 milioni di bambini rifugiati non hanno la possibilità di andare a scuola. Fra essi, circa 1 milione e 750 mila non frequentano la scuola primaria. Sono bambini che la guerra ha strappato alle loro case, ai loro cari. Senza istruzione, il loro futuro è incerto e la loro stessa sopravvivenza è in pericolo.

Dare a un bambino rifugiato la possibilità di andare a scuola significa salvargli la vita.Troppe volte infatti l’istruzione viene erroneamente considerata quasi come un lusso, o qualcosa di non necessario in una situazione di emergenza e post emergenza. Invece per un bambino rifugiato, che ha perso tutto a causa della guerra e della violenza, la scuola è un luogo protetto e sicuro, che lo mette al riparo e gli offre le risorse per costruire un futuro migliore. Dare istruzione a un bambino rifugiato significa offrirgli una opportunità per superare il trauma della guerra e ricominciare a scrivere la sua vita.

Per questo UNHCR, l’Agenzia Onu per i Rifugiati, lancia in Italia la campagna #Mettiamocelo in testa per garantire ai bambini rifugiati un’istruzione e un futuro. Con i fondi raccolti sarà possibile costruire scuole dove non ci sono, formare insegnanti e fornire ai bambini libri e tutti i materiali didattici.
Obiettivo della campagna è quello di far tornare a scuola 1 milione di bambini rifugiati in 12 paesi: Siria, Ruanda, Sudan, Sud Sudan, Ciad, Kenya, Etiopia, Iran, Malesia, Pakistan, Uganda e Yemen.

Il sito della campagna: http://mettiamocelointesta.it/

– Siria, Unicef: “Fermate i bombardamenti di scuole e ospedali”. A Aleppo est più di 100.000 bambini sono rimasti intrappolati.

Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa

Nella parte orientale di Aleppo più di 100.000 bambini sono rimasti intrappolati; documentati 84 attacchi a scuole in Siria: i bambini deceduti sono stati almeno 69 e molti altri i feriti.

21 novembre 2016 – “È stata una settimana terribile per i bambini siriani, che stanno vivendo e morendo sotto ininterrotti bombardamenti di scuole, case e ospedali. Gli ospedali nella parte orientale di Aleppo e Idlib sono stati presi di mira e gli attacchi alle scuole di Aleppo e Ghouta hanno causato la morte di nove bambini.

Abbiamo visto video di bambini che vengono curati per un’asfissia nella parte orientale di Aleppo. Qualche momento dopo, l’ospedale al-Bayan viene bombardato: madri terrorizzate portano i loro figli verso un sotterraneo, mentre bambini malati sono tirati fuori dagli incubatori per essere trascinati via di corsa, verso la salvezza.

Non ci sono più ospedali operativi nella parte orientale di Aleppo, dove più di 100.000 bambini sono rimasti intrappolati sotto uno stato d’assedio e forti bombardamenti e inoltre l’accesso a cibo e medicine è in diminuzione.

Hanno bisogno di questi ospedali per restare in vita.

I bambini non dovrebbero morire negli ospedali a causa dei bombardamenti, né dovrebbero morire a scuola.

Nella parte occidentale di Aleppo sono state attaccate due scuole: otto bambini sono morti e molti più sono stati i feriti. In una scuola, una classe di quarta elementare stava facendo una lezione di danza nel momento in cui un mortaio è caduto nel giardino della scuola.

Nella scuola elementare di al-Qarma, nella parte orientale di Ghouta, vicino a Damasco, una ragazza, secondo quanto riferito, è stata uccisa, e sono stati almeno 15 i feriti quando l’edificio ha subito un colpo diretto. I bambini di dieci anni erano a lezione di matematica.

Ad Idlib sono state colpite altre due scuole, provocando il ferimento di tre bambini.

Quest’anno, le Nazioni Unite hanno documentato 84 attacchi a scuole in Siria: i bambini deceduti sono stati almeno 69 e molti altri i feriti.

Le parti in conflitto devono fermare i bombardamenti a scuole, ospedali e altre infrastrutture civili. Sono azioni che vanno contro il diritto internazionale, e molte di queste sono crimini di guerra.

Le parole rimaste per esprimere la nostra indignazione sono poche. Ci domandiamo se a tutti i responsabili siano rimaste parole per giustificare questi attacchi sui bambini.

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I dati del 18 novembre 2016 – L’espansione della criminalità organizzata nell’attività di impresa al nord

La ricerca dell’università Bocconi di Milano parte dalla premessa costituita da una constatazione oggi da tutti condivisa: la presenza della criminalità organizzata nel tessuto dell’economia del Nord Italia.

Fino a pochi anni fa, solo alcuni studiosi e operatori del settore avvertivano e segnalavano l’infiltrazione della mafia nell’economia del Nord.

Numerosi sociologi, penalisti e criminologi hanno svolto approfondite indagini sul fenomeno e hanno constatato, avvalendosi dei risultati dell’attività di accertamento compiuta dalla magistratura, l’affermarsi e il consolidarsi delle organizzazioni criminali in luoghi diversi da quelli d’origine. E’ stata osservata e studiata l’avvenuta migrazione di Cosa Nostra, ‘ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita nel Centro e nel Nord Italia.

La magistratura, in numerose, complesse indagini e istruttorie, ha, inoltre, accertato che tali consorterie mafiose si servono, talora, della collaborazione o dell’aiuto di organizzazioni nuove, provenienti dall’estero, che operano nel territorio nazionale anche in forma autonoma.

La gravità e pericolosità del fenomeno, passato ormai da infiltrazione a radicamento, sono state oggetto per diverso tempo di una consapevolezza limitata ad alcuni operatori del settore, poiché ha resistito a lungo la convinzione diffusa, e spesso sostenuta anche da esponenti delle istituzioni, che la mafia fosse un problema esclusivamente meridionale, da affrontare solo sul terreno dell’ordine pubblico. In ogni caso confinato nelle regioni del Sud.

Crediamo che oggi non vi sia nessuno che, in buona fede, possa sostenere una simile opinione. Le indagini della magistratura, gli interventi delle forze dell’ordine, i servizi giornalistici, l’ampia letteratura sociologica e la mole degli studi di ogni tipo hanno ormai definitivamente sfatato il mito di una mafia (e con questo termine intendiamo riferirci a tutte le organizzazioni «di tipo mafioso», come indica la formula dell’articolo 416-bis c.p.) attiva e operante solo in una parte dell’Italia, nel depresso e arretrato Mezzogiorno d’Italia.

Al contrario, sono sempre più evidenti le connessioni tra la criminalità organizzata di stampo mafioso e l’attività imprenditoriale ed economica. Per un verso l’organizzazione mafiosa si propone per, o impone di, svolgere servizi a favore delle imprese del Nord, come mostra emblematicamente la vicenda dei rifiuti nel territorio campano, e non solo; per altro verso, l’enorme quantità di denaro liquido accumulato dalle varie organizzazioni criminali, principalmente la ‘ndrangheta, quale profitto di attività illecite – primo fra tutti il traffico di stupefacenti -, ha necessità di essere riciclato e reinvestito, per la parte che resta in Italia, in attività economiche almeno all’apparenza lecite.

Le cronache più recenti mostrano un altro momento dinamico nel pericoloso connubio tra la criminalità organizzata mafiosa e, questa volta, la politica o l’attività delle istituzioni pubbliche: compaiono episodi di aiuto e sostegno tra le attività corruttive (per assumere un tipo per tutte) e i servizi offerti dalla criminalità organizzata anche in ambito internazionale. Si supera sovente il modello dello scambio elettorale, pure da poco normativamente rivisto, per approdare a forme operative di coinvolgimento ben più strette, di controllo di gangli essenziali nei servizi pubblici, quale, ad esempio, la sanità, che offre cospicue occasioni di condizionamento del potere amministrativo e di arricchimento.

La relazione completa è consultabile qui: http://www.rai.it/dl/docs/1479468937324executive_summary_Convegno_ricerca_17_novembre_2016.PDF

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I dati del 17 novembre 2016 – Università

Università, è polemica sulle 500 cattedre Natta

Diminuiscono i professori universitari e pure i dottori di ricerca. Ora l’istituzione di 500 cattedre definite ‘del merito’ e i criteri di nomima delle commissioni fanno discutere. Perché a nominare i presidenti dovrebbe essere lo stesso Renzi

L’Italia è da sempre tra gli ultimi posti in Europa come numero di laureati, e va peggiorando. Non stupisce: anche i professori universitari sono diminuiti: oltre 15 mila in meno nell’’ultimo decennio. Peggio va per i dottori di ricerca, cioè il futuro del paese: quasi dimezzati (- 44 per cento). Solo per riportarci al livello di dieci anni fa ci vorrebbe una operazione da almeno 15.000 nuovi prof, e non mancano certo i candidati, in Italia e all’’estero, spesso super-qualificati.

Invece, circola un “ballon d’’essai” nella forma di un Dpcm, che propone l’’istituzione di 500 (ripeto, solo 500) cattedre Giulio Natta, definite “del merito”. Definizione che perplime (per non dire insulta) molti colleghi: «e noi? siamo tutti immeritevoli?» È come se un politico dicesse che gli elettori che non votano per lui sono tutti stupidi o corrotti, anche se qualche stupido o corrotto, nell’’università come negli elettori o nei politici, c’’è di sicuro. Ma c’’è di peggio nel testo, forse scritto da mano ancora acerba. Le commissioni per queste super-cattedre, dice, avranno un presidente (straniero) e due componenti.

Chi nomina i presidenti? Lo stesso Presidente del Consiglio, su proposta del Miur. E gli altri due membri? Li faremo scegliere direttamente da ciascun presidente, e poi saranno nominati anche loro dal Pcm. Devono però essere già tutti professori italiani ordinari…aventi posizione riconosciuta.

Un decreto-sogno per i baroni dalla parte giusta, già sicuri della nomina. Ancora peggio è l’’ingresso a gamba tesa della politica nell’’Università. Ma ve la immaginate Theresa May che controlla le nomine dei professori a Cambridge? Obama che impone selezioni guidate da non-americani? Senza tirare in ballo spettri del passato, tipo MinCulPop, ringraziamo il Ministro Giannini che si è già dichiarata non insensibile al grido di dolore che da tante parti d’’Italia si è levato verso di lei, e disponibile a discuterne in Parlamento. Un passo in più, signora Ministro, ex-rettore: faccia Lei delle proposte per difendere l’’Università, che ha bisogno di essere potenziata e non delegittimata. Solo così daremo al Paese quel livello culturale che genera la vera crescita.

Cattedre Natta: il governo rispetti l’autonomia universitaria

Il Consiglio di Stato ha pubblicato il suo parere sul decreto del governo che prevede la nomina di 500 “super professori” universitari. Criticata la scelta di affidare la selezione a commissioni scelte in parte da Palazzo Chigi

ROMA – Il decreto del governo sulle “cattedre Natta” non convince il Consiglio di Stato, che nel suo parere invita l’’esecutivo a rivederne alcuni punti. I giudici puntano il dito in particolare sul rispetto del “principio dell’autonomia universitaria”: la questione che più era stata criticata da sindacati, docenti e ricercatori.

Il decreto del governo prevede infatti che i 500 “super professori” selezionati con la nuova procedura vengano scelti da commissioni nominate (almeno per quanto riguarda i presidenti) da Palazzo Chigi. Una violazione che, secondo alcuni, ricorderebbe addirittura i tempi del fascismo.

Le “cattedre Natta” nascono da un provvedimento della legge finanziaria 208 del 28 dicembre 2015 per selezionare 500 “super professori” universitari secondo criteri diversi da quelli attuali. Venticinque commissioni (corrispondenti ad altrettante discipline) selezioneranno i vincitori, che riceveranno anche uno stipendio più alto rispetto ai loro colleghi.

Le commissioni saranno presiedute da “esperti stranieri di alto profilo” selezionati dal governo. Il Consiglio di Stato ha dunque invitato l’esecutivo a rivedere il suo decreto per “assicurarne la compatibilità con i principi costituzionali (in particolare con quello dell’autonomia universitaria)”. Il decreto sulle cattedre Natta, dopo le eventuali revisioni del Governo (il parere del Consiglio di Stato è consultivo) dovrà essere sottoposto al Parlamento.

L’obiettivo non dichiarato del decreto è superare i metodi tradizionali di reclutamento dei professori universitari, accusati in alcuni casi di assomigliare a vere e proprie “baronie”. Ma l’idea di creare una “corsia preferenziale” per i 500 super professori ha provocato la rivolta dell’intero mondo universitario, anche fra chi un cambiamento lo invocava da tempo. Una petizione sul sito Change.org ha raccolto oltre 5mila firme, incluse quelle di molti fra i principali scienziati italiani.

“Questa misura – si legge nel testo dell’appello – crea un percorso parallelo e discrimina tra studiosi anche di pari professionalità. Costituisce un diversivo rispetto al problema del miglioramento complessivo del sistema universitario”. A proposito dell’ingerenza del governo nella scelta delle commissioni la petizione lancia un attacco durissimo: “Dare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la facoltà di selezionare i presidenti di quelle commissioni è una scelta totalmente eccentrica nel panorama internazionale, non ha paragoni nei sistemi democratici, e lede principi essenziali della democrazia liberale, quali l’autonomia dell’insegnamento e della scienza, che i costituenti non a caso vollero tutelare nella prima parte della nostra Costituzione, all’’articolo 33″.

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I dati del 16 novembre 2016 – Minori migranti

Nel 2015 e nel primo semestre del 2016 si sono acuite e cronicizzate molte situazioni di guerra: si contano 35 conflitti in atto e 17 situazioni di crisi. Il Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2016 – fa il punto sul fenomeno dei migranti forzati nel mondo e su quello dei richiedenti protezione internazionale in Italia e in Europa, con un importante focus sulla salute mentale e immigrazione nel nostro Paese.

Tali scenari di guerra provocano la fuga di un numero tanto maggiore di persone quanto più lungo e cruento diventa il conflitto o quanto più perdurano nel tempo situazioni di insicurezza, violenza e violazione dei diritti umani. Nel mondo, nel corso del 2015, sono state costrette a fuggire dalle loro case circa 34mila persone al giorno: in media 24 persone al minuto.

Altri motivi di fuga sono costituiti dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell’’accesso al cibo e all’’acqua, dal fenomeno del cosiddetto land grabbing (la sottrazione di terreni produttivi nei paesi più poveri) e dall’’instabilità creata dagli attentati terroristici.

Nel 2015 sono stati 65,3 milioni i migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo. Nello scenario mondiale, i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati si trovano in regioni in via di sviluppo. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno; la Siria è il primo paese di origine con 4,9 milioni di rifugiati.

Minori stranieri non accompagnati: i dati Ismu

Nel 2016 è aumentato notevolmente il numero di minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo: nei primi otto mesi di quest’anno sono giunti nel nostro Paese oltre 16.800 minori stranieri soli (12.360 nell’anno precedente). Lo rivelano i dati della Fondazione Ismu, diffusi di recente.
«I minori non accompagnati, si legge nel sito della fondazione, «rappresentano oggi il 15% di tutti gli arrivi via mare, mentre costituivano l’8% nel 2015 e il 7,7% nel 2014, anno record di sbarchi. I dati mensili mostrano un andamento crescente con un picco nel mese di giugno quando, con una media giornaliera di 117 arrivi, sono sbarcati sulle nostre coste 3.515 minori soli; ad aprile si è registrata l’incidenza maggiore, infatti i giovani migranti non accompagnati hanno costituito un quinto di tutti gli arrivi nel mese (adulti e minori)».
Secondo i dati Ismu, nel 2014 i minori stranieri non accompagnati costituivano il 49% su un totale di 26 mila minori, nel 2015 il 75% (su 16.500), mentre oggi sono il 91% degli oltre 16 mila minori sbarcati.
La maggior parte proviene dall’Africa: al primo posto in graduatoria ci sono i giovani gambiani (1.902, pari al 13,9%), seguiti da eritrei, egiziani e nigeriani.
L’Italia non è sempre la meta ultima di questi ragazzi, che in molti casi intendono proseguire il loro viaggio verso altri Paesi europei: «sono relativamente pochi infatti i giovani che intraprendono il percorso della protezione internazionale nel nostro Paese, mentre sono più numerosi coloro che cercano di abbandonare le strutture di accoglienza italiane che li ospitano».

Save the Children:  Secondo le stime, sono almeno 20.160 i minori soli arrivati sulle coste del nostro Paese dal 1 gennaio al 20 ottobre 2016, rappresentano il 14% del totale degli arrivi e sono circa il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il Regno Unito alle prese con la scomparsa dei minori

I bambini vittime di tratta e i minori non accompagnati stanno scomparendo dai radar delle autorità inglesi a un tasso “allarmante”. A dirlo è un nuovo rapporto di Ecpat UK e Missing People. Secondo il quale il 30% dei piccoli che appartengono alla prima categoria citata e il 13% relativo all’’altra sono scomparsi dai servizi di assistenza senza lasciare traccia. I dati raccolti grazie al coinvolgimento di 217 autorità locali in tutto il Paese rivelano una preoccupazione profonda circa l’incoerenza nella identificazione e registrazione delle informazioni su questi bambini vulnerabili. Un sistema non omogeneo e impreciso che rende difficile anche individuare i numeri esatti del fenomeno. Ecco perché la relazione invita le autorità pubbliche a riformare il sistema di protezione di queste categorie introducendo subito una formazione specifica per gli operatori del settore e a prevedere regole uniformi anche per quanto riguarda un alloggio sicuro e appropriato e la pianificazione della sicurezza delle vittime. Senza tralasciare il miglioramento della registrazione dei dati e l’’attuazione di una risposta nazionale, regionale e locale coordinata.

 

Record number of migrants reached Italy in October

Nearly 27 500 migrants reached the Italian shores in October, the highest monthly number ever recorded in the Central Mediterranean and more than twice as many as in the previous month.

A key reason for the unprecedented number was improved weather that followed relatively poor weather conditions in September. Encouraged by this, people smugglers crammed even more migrants onto unseaworthy boats before the winter weather sets in, leading to a very high number of deaths.

There were 127 bodies recovered in the Central Mediterranean region in October and likely many more drowned.

“I visited Italy recently and we are working closely with the Italian authorities to increase Frontex’s support in the hotspots for registration, nationality screening and efficient return of migrants who do not have a right to remain in the EU,” said Frontex Executive Director Fabrice Leggeri. “Frontex is also working with EUNAVFOR MED operation SOPHIA to train the Libyan coast guard and help build border control capacity of the national authorities in Libya.”

Nigerians and Eritreans accounted for the largest number of the rescued migrants last month.

So far this year, nearly 159 500 migrants arrived in Italy, 13% more than a year ago.

EASTERN MEDITERRANEAN

Meanwhile, the number of migrants arriving on the Greek islands in the Eastern Aegean continued to amount to just a fraction of the figures from a year ago. Some 3 100 people were detected in October, in line with the previous month. This brought the figure for the first 10 months of this year to 170 000, although most of the arrivals took place between January and March.

The three main nationalities on this route in October were Syrians, Iraqis and Afghans.

WESTERN BALKANS

A similar drop was visible in the Western Balkans, where the number of detections of illegal border-crossings in October stood at 1 700, less than 1% of the figure from the same month a year ago. Nationals from Afghanistan, Pakistan and Iraq continued to account for a large majority of the migrants on this route.

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I dati del 14 novembre 2016 – Alimentazione

La crisi a tavola… ma quali sono gli alimenti a cui gli italiani rinunciano? Nel carrello della spesa tornano le differenze di ceto, la fotografia del Censis su come cambiano le abitudini alimentari, il buon cibo lo acquista solo chi può permetterselo e a rischio è anche la dieta mediterranea
L’Italia, un paese che cambia, dove il 12% delle famiglie ha tagliato la spesa alimentare, dove il pranzo che una volta univa gli italiani ora torna a dividerli per classi sociali. A causa della crisi operai e pensionati hanno ridotto gli acquisti molto di più delle famiglie benestanti. Così pranzi e cene diventano metro del divario che si approfondisce sempre di più tra nuclei a basso e ad alto reddito. Lo confermano le statistiche: fotografano una crisi che da Nord a Sud ha cambiato i menù con gravi rischi per la salute. Nell’ultimo anno, 16,6 milioni di italiani hanno ridotto il consumo di carne, 10,6 milioni quello di pesce, 9,8 milioni la pasta, 3,6 milioni la frutta, 3,5 milioni la verdura. E meno si guadagna più si risparmia nella scelta del cibo: negli ultimi 7 anni la spesa alimentare è diminuita in media del 12,2% ma nelle famiglie operaie è crollata del 19,4 e tra i disoccupati del 28,4%.

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I dati dell’11/11/2016 – Viaggi della memoria

Roma, Raggi: viaggio della Memoria ci aiuti a leggere nuovi muri

“Oggi si scavano nuovi solchi tra noi e gli altri”

Roma, 7 nov. (askanews) – È iniziato ieri il viaggio della memoria della sindaca Virginia Raggi che fino a domani percorrerà con un gruppo di scuole romane le strade e i luoghi della shoah: da Cracovia fino ai campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz.

La sindaca è accompagnata accompagnata dall’assessore Luca Bergamo, dal presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito e dal suo segretario politico Salvatore Romeo. La sindaca “guida” 136 studenti provenienti da 34 scuole della Capitale. Custodi della memoria Ruth Rudighello presidente della comunità ebraica romana, Marcello Pezzetti direttore del museo Shoah della capitale e il presidente Mario Venezia. “E’ bello vedere che qualcosa che sta sui libri di scuola, diventa parte della nostra memoria – ha detto raggi ai ragazzi -. Abbiamo visto il ghetto. Abbiamo avuto grosse difficoltà e non siamo ancora arrivati a domani. Probabilmente è in questo modo che trasformiamo la storia in memoria”.

“Quello che vedremo – ha aggiunto la sindaca – ci accompagnerà per il resto della nostra vita e ci deve aiutare a interpretare quello che ci troviamo avanti. Sempre più spesso nella nostra epoca si ricominciano a alzare muri, a scavare un solco tra noi e gli altri. Queste ferite, che diventeranno le nostre, devono aiutarci a interpretare questa realtà nuova, queste persone, con i sentimenti”, ha concluso Raggi, che sta condividendo alcuni di questi momenti dalla sua pagina fb con chi è rimasto a Roma.

La Shoah dei medici, viaggio della Memoria di dottori e ricercatori

Delegazione di 50 operatori nei luoghi dell’’orrore del campo nazista di Auschwitz-Birkenau

Quello dei medici era un ruolo centrale nell’organizzazione quotidiana della macchina della morte nazista del campo polacco di Auschwitz-Birkenau. All’arrivo di ogni treno di deportati, era un medico a decidere chi fosse abile al lavoro e chi andava eliminato. Con uno sguardo e un gesto, come ricordano i pochi sopravvissuti, uomini, donne e bambini finivano nelle baracche o nelle camere a gas. Sulla rampa di Auschwitz-Birkenau, dove si svolgeva questa procedura, oltre l’’80% degli esseri umani era indirizzato a morte certa. Ebbene, dall’8 al 10 novembre si terrà il primo Viaggio della memoria di medici e ricercatori dell’’ospedale Israelitico e dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

La Fondazione Museo della Shoah e il sopravvissuto Sami Modiano guideranno la delegazione nei luoghi dell’’orrore del campo di sterminio nazista Auschwitz-Birkenau. La delegazione sarà composta da circa 50 tra medici, pediatri e ricercatori dei due ospedali, accompagnati dalla presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, dalla direttrice sanitaria dell’’Ospedale Israelitico, Amalia Allocca, dai direttori sanitario e scientifico del Bambino Gesù Massimiliano Raponi e Bruno Dallapiccola.

Negli anni bui del campo erano sempre i camici bianchi a essere protagonisti della fase di eliminazione fisica dei deportati. Loro davano il via all’’immissione dell’’agente tossico Ziklon B nelle camere a gas, che in una manciata di minuti spegneva le anime che erano all’’interno della sala. I dottori accertavano, successivamente, la morte dei detenuti per effettuare la cremazione. All’’interno di questo complesso, chiamato Crematorium, esisteva anche una sala delle autopsie dove avvenivano criminali ricerche scientifiche. Ma ad Auschwitz-Birkenau c’era anche un ospedale. Una struttura di ricovero che poco o nulla assomiglia a quelle che il mondo civile conosce. Era l’anticamera dei forni crematori, considerato il numero elevato di persone che erano selezionate ogni giorno per essere eliminate. Ma chi restava in vita, spesso, non poteva ritenersi fortunato: era scelto come cavia per esperimenti medici, ricordano gli organizzatori di questo Viaggio della Memoria. Tra i dottori nazisti il nome più noto è quello di Josef Mengele che dal 1943, per 21 mesi, utilizzò il suo camice bianco per effettuare esecuzioni, sperimentazioni e ogni tipo di barbarie, anche nella baracca dei bambini: il Kinderblock.

Sarà Marcello Pezzetti, consulente scientifico della Fondazione Museo della Shoah, a guidare la delegazione del Bambino Gesù e dell’Israelitico in questo viaggio, che mira a riflettere su quale fu il ruolo dei medici nazisti nella Shoah e in particolare nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. “E’ forse uno dei viaggi più duri che abbiamo organizzato – spiega Mario Venezia, presidente della Fondazione – perché mira dritto al centro delle atrocità che si sono verificate in quel campo. Non è un viaggio per ragazzi, è un viaggio per adulti e per medici. Non a caso i partecipanti saranno preparati con una lezione specifica che li aiuterà ad affrontare meglio l’’esperienza quando saranno in Polonia”.

“Questo viaggio e questo progetto – dichiara la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc – rappresentano un impegno morale verso la nostra storia e verso le future generazioni di medici e ricercatori. Nel bagaglio professionale e umano dei nostri futuri medici e scienziati deve esserci questa memoria storica, per quanto tragica e dolorosa; questo patrimonio di valori di pace, amicizia e stima reciproca, che intendiamo custodire e alimentare; questa continua tensione alla dimensione etica, che rappresenta la sfida quotidiana per ciascuno di noi che abbiamo come missione quella di accompagnare gli uomini, e i bambini in particolare, nei passaggi di confine tra la vita, la malattia, a volte la morte”.

“Sono felice di concretizzare la collaborazione – dichiara Dureghello – tra l’’Israelitico e il Bambino Gesù con una esperienza che sarà formativa per tutti. Il viaggio ha per noi diversi significati e ci tengo a dire che oltre l’’esperienza culturale, è per me un momento fondamentale di dialogo dove due importanti enti religiosi del mondo della sanità collaborano e studiano percorsi comuni. Sono sicura che sarà il primo di numerosi capitoli che ci vedranno uniti sulla stessa strada”, conclude.

 

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I dati del 7/11/2016 – 600 sindaci a Montecitorio

Seduta speciale della Camera dei Deputati che accoglie oltre 600 Sindaci italiani.

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I dati del 28/10/2016 – Terremoti e rischio sismico

Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

http://www.ingv.it/ 

 Sequenza sismica in Italia centrale: aggiornamento del 28 ottobre 2016, ore 10.00

Dopo le forti scosse del 26 ottobre (di magnitudo ML 5.4 alle ore 19.10 e di magnitudo 5.9 alle ore 21.18) che hanno attivato zona al confine tra Marche e Umbria a nord dell’area attivata il 24 agosto, la Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha localizzato oltre 900 eventi: sono più di 80 quelli di magnitudo compresa tra 3 e 4, 5 i terremoti localizzati di magnitudo compresa tra 4 e 5.

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Mappa della parte settentrionale della sequenza sismica dal 24 agosto al 28 ottobre 2016 (ore 10.00). La stella bianca è l’evento di magnitudo 5.4 del 24 agosto. Le due stelle rosse sono i terremoti avvenuti il 26 ottobre di magnitudo ML 5.4 alle ore 19.10 (stella più a sud) e di magnitudo 5.9 alle ore 21.18

(la stella più a nord).

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I dati del 27/10/2016 – Premio Sacharov 2016

Nadia MURAD BASEE TAHA e Lamiya AJI BASHAR sono sopravvissute alla schiavizzazione sessuale da parte dello Stato islamico (IS), diventando portavoce delle donne colpite dalla campagna di violenza sessuale dell’IS. Esse sostengono pubblicamente la comunità yazidi in Iraq, una minoranza religiosa che è stata oggetto di una campagna di genocidio da parte dei militanti dell’IS.

Il 3 agosto 2014 l’IS ha massacrato tutti gli uomini di Kocho, il villaggio natale di Aji Bashar e Murad, nel Sinjar (Iraq). Dopo il massacro, le donne e i bambini sono stati ridotti in schiavitù: tutte le giovani donne, tra cui Aji Bashar, Murad e le loro sorelle sono state rapite, comprate e vendute diverse volte e sfruttate come schiave sessuali. Durante il massacro di Kocho, Murad ha perso sei dei suoi fratelli e sua madre, che è stata uccisa assieme a ottanta altre donne anziane perché ritenute prive di alcun valore sessuale. Anche Aji Bashar è stata sfruttata come schiava sessuale assieme alle sue sei sorelle. Venduta cinque volte tra i militanti, è stata costretta a fabbricare bombe e corpetti suicidi a Mosul dopo che i militanti dell’IS avevano trucidato i suoi fratelli e suo padre.

Nel novembre 2014 Murad è riuscita a fuggire con l’aiuto di una famiglia vicina che l’ha portata di nascosto al di fuori della zona controllata, permettendole di recarsi in un campo profughi nell’Iraq settentrionale e successivamente in Germania. Un anno dopo, nel dicembre 2015, Murad ha preso la parola dinanzi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel corso della prima sessione in assoluto dedicata alla tratta di esseri umani, pronunciando un forte discorso sulla sua esperienza. Nel settembre 2016, è diventata la prima ambasciatrice di buona volontà dell’ONUDC per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani, partecipando alla promozione di iniziative di sostegno locali e globali per sensibilizzare sulla tragica situazione delle innumerevoli vittime della tratta di esseri umani. Nell’ottobre 2016 il Consiglio d’Europa le ha conferito il premio per i diritti umani Václav Havel.

Aji Bashar ha tentato più volte la fuga, prima di riuscirvi finalmente in aprile con l’aiuto della sua famiglia, che ha pagato dei trafficanti locali. Al momento di attraversare la frontiera curda, tentando di raggiungere il territorio controllato dal governo iracheno e inseguita dai militanti dell’IS, una mina terrestre è esplosa uccidendo due suoi conoscenti e lasciandola ferita e quasi cieca. Fortunatamente, è riuscita a scappare ed è stata trasferita in Germania per ricevere cure mediche, dove si è ricongiunta con i suoi fratelli e sorelle sopravvissuti. Dalla sua guarigione, Aji Bashar si è adoperata per sensibilizzare sulla tragica condizione della comunità yazidi e continua ad aiutare le donne e i bambini che sono vittime in particolare della schiavitù e delle atrocità dell’IS.

 

Per maggiori informazioni: Parlamento Europeo