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I dati del 28 luglio 2017 – Sicurezza stradale

ACI-ISTAT

INCIDENTI STRADALI 2016: MENO MORTI (-4,2%), PIÙ INCIDENTI (+0,7%), FERITI (+0,9%) e FERITI GRAVI (+9%)

Giovani tra 20 e 24 anni prime vittime. Morti: aumentano bambini (+25,6%), ciclomotoristi (+10,5%) e ciclisti (+9,6%); diminuiscono motociclisti (-15%) e pedoni (-5,3%). Calano i decessi in autostrada (-10,2%). Mobilità in ripresa.

Roma, 27 luglio 2017 – Italia 2016: diminuiscono i morti (3.283 contro i 3.428 del 2015: -4,2%), aumentano gli incidenti (175.791 rispetto ai 174.539 dello scorso anno: +0,7%), i feriti (249.175 erano 246.920 nel 2015: +0,9%), e, soprattutto, i feriti gravi (oltre 17.000 rispetto ai 16.000 del 2015: +9%). Sale da 4,7 a 5,2 il rapporto feriti gravi/decessi, mentre i costi sociali sono stimati in 17 miliardi di euro.

Sono i dati essenziali del Rapporto ACI-ISTAT, diffuso, quest’anno, con largo anticipo, grazie ad una migliorata tempestività nella rilevazione, per supportare la pianificazione di adeguati interventi di sicurezza stradale alla vigilia dell’esodo estivo.

“Per la prima volta dopo due anni, si registra una diminuzione significativa delle vittime sulle nostre strade – ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell’Automobile Club d’Italia,. Evidentemente, ci stiamo muovendo nella giusta direzione, anche se non bisogna mai abbassare la guardia. Impegno e investimenti per la sicurezza, infatti, non sono mai sufficienti, come dimostra il sensibile aumento dei feriti gravi. Preoccupano, in particolare, gli utenti deboli, che continuano a pagare un tributo troppo alto. Bene le nuove direttive in tema di autovelox – in linea con quanto l’ACI sostiene da tempo – così come le indicazioni sull’uso delle cinture di sicurezza e dei dispositivi di ritenuta per i bambini. È necessario, infine, il massimo impegno di tutti per quanto riguarda distrazione al volante e uso di cellulare e smartphone, intensificando controlli e campagne di sensibilizzazione, soprattutto alla luce dei risultati fortemente positivi ottenuti da messaggi rivolti ai giovani come #GUARDALASTRADA e #MOLLASTOTELEFONO”.

“La sicurezza stradale è un tema di assoluta rilevanza sociale ed economica – afferma il Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva – L’Istat è impegnato da anni in partnership con i principali attori istituzionali per fornire informazioni puntuali e di qualità utili per i cittadini e per gli amministratori pubblici. Quest’anno per la prima volta siamo in grado di anticipare la diffusione dei dati definitivi sugli incidenti stradali del 2016. Un obiettivo raggiunto grazie al nostro impegno continuo per il miglioramento della tempestività di informazioni importanti per accrescere la consapevolezza di tutti e soprattutto utili alla vigilia dei primi weekend da bollino rosso attesi nel mese di agosto”. “L’analisi dei dati in serie storica – prosegue Alleva – documenta inoltre l’efficacia di alcuni provvedimenti normativi. La nostra attenzione è ora rivolta agli effetti legati alla recente introduzione del reato di omicidio stradale, una valutazione ancora non presente nei dati diffusi oggi”.

CHI?

Giovani tra 20/24 anni le principali vittime; bambini in crescita.

La fascia d’età più a rischio resta quella dei giovani tra 20 e 24 anni (260 morti), seguono 25-29 e 45-49 per gli uomini (194 e 195) e 75-79 per le donne (62). Nel 2016 si sono registrate 10 vittime in più tra i bambini 0-14 anni (49 rispetto ai 39 dell’anno precedente: +25,6%); crescita consistente anche per la classe d’età 90 anni e oltre (72: +20%).

Aumentano ciclomotoristi e ciclisti, diminuiscono motociclisti e pedoni.

L’aumento dei morti ha riguardato in modo particolare i ciclomotoristi (116: +10,5%) e i ciclisti (275: +9,6%). I più a rischio si confermano gli utenti vulnerabili (pedoni e due ruote), che rappresentano quasi il 50% dei decessi (1.618 su 3.283).

Nel 2016 si sono registrate 1.470 vittime tra conducenti e passeggeri di autovetture (+0,1%), 657 tra i motociclisti (-15%), 570 tra i pedoni (-5,3%).

DOVE?

Diminuiscono decessi su autostrade e raccordi

Se, nel 2016, è aumentato il numero di incidenti in tutte le tipologie di arterie (+2% in autostrada, +1,2% su strade extraurbane e +0,5% su strade urbane), di contro sono diminuiti morti e feriti in autostrada (rispettivamente 274 rispetto ai 305 del 2015, pari a -10,2%, e 15.790 contro 15.850: -0,4%).

PERCHÉ?

Prime cause: distrazione, mancata precedenza, velocità elevata

Distrazione, mancata precedenza e velocità troppo elevata sono le prime tre cause di incidente (complessivamente il 41,5% dei casi). Tra le altre cause più rilevanti: distanza di sicurezza (21.780), manovra irregolare (15.924), comportamento scorretto del pedone (7.417): rispettivamente il 9,8%, il 7,2% e il 3,3% del totale.

Sulle strade urbane la prima causa è il mancato rispetto di precedenza o semafori (17,4%), seguito dalla guida distratta (15%); su quelle extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (19,6%), velocità troppo elevata (15,3%) e mancata distanza di sicurezza (14,7%).

Violazioni principali: velocità, cinture di sicurezza/seggiolini, assicurazione e cellulare

Sostanzialmente invariate nel 2016 le principali violazioni al Codice della Strada sanzionate dalle Forze dell’Ordine: al primo posto la velocità (2.660.951), seguita dal mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (196.358), l’assenza di copertura rc-auto (173.298) e l’uso del telefono alla guida (158.753).

QUANDO?

Luglio mese più pericoloso

Luglio si conferma il mese più pericoloso, con il maggior numero di incidenti in tutti gli ambiti stradali (16.981). Seguono maggio e giugno con 12.072 e 11.704 incidenti sulle strade urbane; 4.074 e 4.036 su quelle extraurbane. Luglio ha anche il triste primato del maggior numero di vittime (367). Seguono agosto per le strade urbane (150), e agosto e giugno per quelle extraurbane (188 e 182). Di notte il 13% degli incidenti e circa il 25% dei morti, nelle ore serali del venerdì e del sabato si rischia di più.

Aumenta la mobilità

In ripresa la mobilità: lo scorso anno le prime iscrizioni di veicoli sono aumentate del 18,2% rispetto al 2015, mentre il parco veicolare dell’1,4%. Cresciute anche le percorrenze autostradali: +3,3%, con oltre 82 miliardi di km percorsi.

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I dati del 26 luglio 2017 – Trattato di Dublino

Sentenze nelle cause C-490/16, A.S. / Republika Slovenija,

e C-646/16, Khadija Jafari e Zainab Jafari

La Croazia è competente ad esaminare le domande di protezione internazionale delle persone che hanno attraversato in massa la sua frontiera in occasione della crisi migratoria del 2015‑2016

Deve ritenersi, infatti, che tali persone abbiano varcato illegalmente la frontiera esterna della Croazia ai sensi del regolamento Dublino III

Nel 2016, un cittadino siriano e i membri di due famiglie afghane, pur non disponendo di un visto appropriato, hanno varcato la frontiera tra la Croazia e la Serbia. Le autorità croate hanno organizzato il trasporto di tali persone fino alla frontiera croato‑slovena allo scopo di aiutarle a recarsi in altri Stati membri al fine di presentare in questi ultimi una domanda di protezione internazionale.

Il cittadino siriano ha poi presentato una domanda siffatta in Slovenia, mentre i membri delle famiglie afghane hanno fatto lo stesso in Austria. Tuttavia, tanto la Slovenia quanto l’Austria hanno ritenuto che, poiché i richiedenti erano entrati illegalmente in Croazia, ai sensi del regolamento Dublino III [1] spettasse alle autorità di tale Stato membro esaminare le domande di protezione internazionale delle persone suddette.

Le persone interessate contestano in sede giudiziaria le decisioni rispettivamente adottate dalle autorità slovene e austriache, facendo valere che il loro ingresso in Croazia non può essere considerato irregolare e che, ai sensi del regolamento Dublino III, spetta dunque alle autorità slovene ed austriache esaminare le loro domande di protezione internazionale.

In tale contesto, il Vrhovno sodišče Republike Slovenije (Corte suprema della Repubblica di Slovenia) e il Verwaltungsgerichtshof Wien (Corte amministrativa suprema di Vienna, Austria) chiedono alla Corte di giustizia se l’ingresso delle persone di cui trattasi debba essere considerato regolare o no ai sensi del regolamento Dublino III. Inoltre, il giudice austriaco desidera sapere se il comportamento delle autorità croate equivalga al rilascio di un visto da parte di tale Stato membro.

Con le sue sentenze odierne, la Corte constata, anzitutto, che, ai sensi del regolamento Dublino III, un visto è «[una] autorizzazione o [una] decisione di uno Stato membro necessaria per il transito o per l’ingresso» nel territorio di tale Stato membro o di vari Stati membri. Di conseguenza, da un lato, la nozione di visto rinvia ad un atto formalmente adottato da un’amministrazione nazionale, e non ad una semplice tolleranza, e, dall’altro, il visto non si confonde con l’ammissione nel territorio di uno Stato membro, in quanto esso viene per l’appunto richiesto al fine di consentire tale ammissione.

Sulla scorta di tali circostanze, la Corte rileva che l’ammissione di un cittadino di un paese non UE nel territorio di uno Stato membro non può essere qualificata come visto, anche se tale ammissione si spiega con il sopravvenire di circostanze straordinarie caratterizzate da un afflusso massiccio di persone in arrivo nell’UE.

Inoltre, la Corte ritiene che l’attraversamento di una frontiera in violazione dei requisiti imposti dalla normativa applicabile nello Stato membro interessato debba necessariamente essere considerato «illegale» ai sensi del regolamento Dublino III.

Per quanto riguarda la facoltà che hanno gli Stati membri, in virtù del Codice frontiere Schengen [2], di autorizzare cittadini di paesi non UE che non soddisfano i requisiti di ingresso a recarsi nel loro territorio per motivi umanitari, la Corte ricorda che tale autorizzazione è valida soltanto per il territorio dello Stato membro interessato, e non per il territorio degli altri Stati membri.

Inoltre, ammettere che l’ingresso di un cittadino di un paese non UE autorizzato da uno Stato membro sulla base di ragioni umanitarie, in deroga ai requisiti di ingresso in linea di principio imposti a un cittadino siffatto, non costituisca un attraversamento irregolare della frontiera implicherebbe che tale Stato membro non sarebbe competente ad esaminare la domanda di protezione nazionale presentata da tale persona in un altro Stato membro. Orbene, una conclusione siffatta sarebbe incompatibile con il regolamento Dublino III, il quale attribuisce allo Stato membro iniziale di ingresso di tale persona nel territorio dell’Unione la competenza ad esaminare la domanda di protezione internazionale presentata da quest’ultima. Pertanto, uno Stato membro che abbia deciso di autorizzare, per motivi umanitari, l’ingresso nel suo territorio di un cittadino di un paese non UE privo di visto e non beneficiante di un’esenzione dal visto non può essere esonerato da tale responsabilità.

Ciò premesso, la Corte statuisce che la nozione di «attraversamento irregolare di una frontiera» abbraccia anche la situazione in cui uno Stato membro ammetta nel proprio territorio cittadini di un paese non UE invocando ragioni umanitarie e derogando ai requisiti di ingresso in linea di principio imposti ai cittadini di paesi non UE.

Inoltre, riferendosi ai meccanismi istituiti dal regolamento Dublino III, alla direttiva 2001/55 [3] e all’articolo 78, paragrafo 3, TFUE, la Corte constata che il fatto che l’attraversamento della frontiera abbia avuto luogo in occasione dell’arrivo di un numero eccezionalmente elevato di cittadini di paesi non UE intenzionati ad ottenere una protezione internazionale non è determinante.

La Corte sottolinea altresì che la presa in carico di tali cittadini di paesi non UE può essere facilitata dall’utilizzo da parte di altri Stati membri, in maniera unilaterale o concertata in uno spirito di solidarietà, della «clausola di sovranità» che consente loro di decidere di esaminare domande di protezione nazionale ad essi presentate, quand’anche tale esame non sia di loro spettanza in virtù dei criteri del regolamento Dublino III.

La Corte ricorda, infine, che il trasferimento di un richiedente protezione internazionale verso lo Stato membro competente non deve essere eseguito se, a seguito dell’arrivo di un numero eccezionalmente elevato di cittadini di paesi non UE intenzionati ad ottenere una protezione internazionale, esiste un rischio reale che l’interessato subisca trattamenti inumani o degradanti in caso di realizzazione di tale trasferimento.

IMPORTANTE: Il rinvio pregiudiziale consente ai giudici degli Stati membri, nell’ambito di una controversia della quale sono investiti, di interpellare la Corte in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione o alla validità di un atto dell’Unione. La Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. Tale decisione vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile.

[1] Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (GU 2013, L 180, pag. 31).

[2] Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (GU 2006, L 105, pag. 1), come modificato del regolamento (UE) n. 610/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 (GU 2013, L 182, pag. 1).

[3] Direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi (GU 2001, L 212, pag. 12).

Le sentenze della Corte di Giustizia UE sono consultabili all’indirizzo https://curia.europa.eu/

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I dati del 25 luglio 2017 – Siccità

SICCITA’: GESTORI ACQUA, COMINCIARE A PENSARE AL RIUSO

Emergenza soprattutto per le sorgenti. Colpa del clima: una situazione tipica di fine estate, che si presenta a giugno. Infrastrutture rete perdono in media 39 litri ogni 100, servono investimenti per 5 miliardi all’anno, ma intanto si possono risparmiare fino a 10 mila litri l’anno a famiglia cambiando le abitudini.

ROMA, 23 GIUGNO 2017 – Gli acquedotti (in Italia ci sono 425 mila km di rete, inclusi gli allacciamenti 500 mila km) hanno una percentuale media di perdita pari al 39%, il che significa che si perdono nei tubi 39 litri d’acqua ogni 100 litri immessi. Al NORD le perdite si attestano al 26%, al CENTRO al 46% e al SUD al 45%.

Il 60% delle rete nazionale è stato posato oltre 30 anni fa e che il 25% supera anche i 50 anni. Ma il tasso nazionale di rinnovo è pari a 3,8 metri di condotte per ogni km di rete: significa che a questo ritmo occorrerebbero oltre 250 anni per sostituire l’intera rete.

Il fabbisogno totale di investimenti è stimato in circa 5 miliardi all’anno per adeguare e mantenere la rete idrica nazionale (attualmente ci si attesta circa 32-34 euro per abitante all’anno; per l’Italia sarebbe necessario arrivare al livello minimo europeo, almeno 80 euro per abitante all’anno (in Francia sono a 88, nel Regno Unito a 102 e in Danimarca a 129 euro). I fondi per gli investimenti sono scarsi anche a causa del fatto che abbiamo le tariffe più basse d’Europa e tra le più basse del mondo.

I principali consumi dell’acqua riguardano irrigazione 51%, industriale al 21%, civile 20%, energia 5%, zootecnica 3%.  L’acqua potabile consumata al giorno da una persona è di 245 litri. La spesa media mensile famigliare per la fornitura di acqua per uso domestico è di circa 13 euro. Una famiglia italiana consuma mediamente circa 200.000 litri di acqua potabile in un anno. 

Una soluzione per compensare periodi come questi e che dovrebbe diventare strutturale, è il riuso di acque depurate in agricoltura. Specialmente quando la sofferenza maggiore riguarda l’approvvigionamento da acque superficiali – cioè fiumi, laghi, bacini, e sorgenti – esposte al caldo e in generale ai cambiamenti climatici.

Così UTILITALIA la Federazione che riunisce i gestori dell’acqua, prova a fare il punto sulla siccità che diffusamente sta colpendo alcune aree del nostro Paese, riportando alcuni dati dell’ultimo Blue Book, il rapporto dedicato allo stato dell’arte della risorsa idrica.

Secondo Utilitalia questo tipo di carenza idrica è normale se avviene alla fine dell’estate, a settembre, e non con un anticipo di tre mesi. Ad andare in crisi è la parte iniziale della filiera, il prelievo dell’acqua dalla sorgente (captazione).

Le fonti di approvvigionamento di acqua per uso civile, per i nostri rubinetti, sono per l’85,6% acque sotterranee, per il 14,3% acque superficiali (corsi d’acqua, laghi e invasi artificiali), per l’0,1% acque marine o salmastre.

Il riuso dell’acqua in agricoltura è una delle soluzioni e non soltanto in situazioni di carenza.

Ogni anno in Europa – secondo dati dell’Unione Europea – vengono “trattati” nei depuratori più di 40 miliardi di metri cubi di acque reflue, ma ne vengono “riusati” soltanto 964 milioni di metri cubi. In Italia si trattano e si riusano ogni anno 233 milioni di metri cubi di acque reflue.

Secondo Utilitalia bisogna applicare all’acqua gli stessi principi dell’economia circolare per ottenere effetti virtuosi.

BREVE VADEMECUM PER RISPARMIARE FINO A 10 MILA LITRI ACQUA

. Avvitare un “frangigetto” al rubinetto. Il frangigetto è un miscelatore acqua/aria che consente un risparmio 6-8 mila litri anno.

. Riparare rubinetti o water che perdono. Possono arrivare sprecare anche 100 litri al giorno.

. Scegliere uno scarico WC con pulsanti a quantità differenziate o direttamente una manopola di apertura e chiusura. Risparmio ottenibile 10 – 30 mila litri all’anno

. Preferire la doccia al bagno in vasca. In doccia il consumo è di 40-60 litri di acqua, per una vasca è di due o tre volte superiore

. Quando ci si lavano i denti o ci si rade, evitare di tenere aperto il rubinetto: risparmio 5 mila litri anno.

. Elettrodomestici: metterli in funzione solo a pieno carico. Si risparmiano 8 -11 mila litri anno e  si risparmia anche energia elettrica.

. Lavare l’auto solo quando necessario e utilizzando il secchio anziché il tubo. si potranno risparmiare oltre 100 litri di acqua a lavaggio.

. Innaffiare le piante e gli orti alla sera, quando le perdite per evaporazione sono ridotte: risparmio 5-10 mila litri anno

. L’acqua della pasta o del riso è ottima per innaffiare le piante: risparmio 1400 – 1800 litri all’anno.

 

(Dati Utilitalia. Consulta la scheda sull’acqua qui)

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I dati del 24 luglio 2017 – Inquinamento marino

I materiali di plastica rappresentano tra il 60 e l’80 per cento dei rifiuti marini. E’ quanto rileva Greenpeace nel report “Un Mediterraneo pieno di plastica” dal quale emerge che rifiuti o frammenti di plastica sono stati trovati anche nei fondali abissali tra 900 e 3 mila metri di profondità, nelle specie commerciali come tonno e pesce spada e in aree ecologicamente importanti e protette.

Per informare l’opinione pubblica su questo grave problema, Greenpeace prende il largo da Genova con la nave Rainbow Warrior per raccogliere dati e testimonianze dirette sull’inquinamento da plastica che affligge i nostri mari. Il tour di ricerca e sensibilizzazione “Meno plastica, più Mediterraneo” in Italia è organizzato con la collaborazione scientifica dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Università Politecnica delle Marche.

“Una fantastica opportunità di ricerca congiunta, per andare a caccia dei microframmenti di plastica che avvelenano il Mare nostrum e comprendere meglio la diffusione e l’impatto di questo inquinante emergente sul più importante ecosistema del nostro territorio”, dichiara Marco Faimali, responsabile della sede di Genova dell’Istituto di scienze marine del Cnr (Ismar-Cnr).

Secondo l’organizzazione ambientalista, l’Europa ha una grande responsabilità in quanto è il secondo produttore al mondo di plastica, utilizzata per lo più per la produzione di imballaggi monouso. Per risolvere il problema, dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia, “chiediamo al ministro Galletti di garantire la graduale eliminazione della plastica usa e getta, compresi gli imballaggi”.

L’attuale revisione delle direttive Ue sui rifiuti, secondo Maso, “offre all’Italia e ai Paesi membri l’occasione di fare davvero un passo avanti contro l’inquinamento marino dovuto alla plastica. La plastica è ovunque e quella visibile ad occhio nudo rappresenta solo la punta dell’iceberg”, conclude Maso.

La nave resterà a Genova a disposizione di chi vorrà visitarla, gratuitamente, fino a sabato 24. Sarà aperta al pubblico questo pomeriggio, dalle 16 alle ore 19, e domani, dalle 10 alle 16. Tanti gli eventi e le attività di informazione organizzati per i cittadini che visiteranno la Rainbow Warrior. Il tour italiano proseguirà poi in Campania. La nave sarà a Pozzuoli, ancorata al Molo Caligoliano del porto commerciale, e sarà visitabile il 30 giugno, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, e il primo luglio, dalle 10 alle 16.

Via-DAmelio

I dati del 19 luglio 2017 – Anniversario della strage di via d’Amelio

“È importante ricordare ogni 19 luglio la strage di via d’Amelio e il sacrificio del giudice Borsellino e degli uomini della sua scorta. Rinnovare la memoria deve essere un monito per le nuove generazioni e per ridare speranza a un Paese che ha ancora troppi misteri del passato da rivelare e troppe ombre da allontanare. La ricerca della verità sarà il solco su cui cammineremo e la sete di giustizia accompagnerà i nostri passi. Un pensiero particolare va ai familiari delle vittime e oggi, più che mai, ci stringiamo a loro rinnovando il nostro impegno per l’esaltazione della verità e l’affermazione della legalità”. E’ quanto afferma in una nota l’Associazione Nazionale Magistrati.

www.associazionemagistrati.it

www.csm.it

incendi

I dati del 18 luglio 2017 – Incendi

Dal primo gennaio 2017 a oggi abbiamo dovuto affrontare 955 richieste” di intervento della flotta nazionale per lo spegnimento di incendi. “Un record assoluto degli ultimi 10 anni”. Lo ha detto il Capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, durante un’audizione in Commissione Territorio e Ambiente al Senato. Nella settimana dal 10 al 17 luglio, ha aggiunto Curcio, “abbiamo ricevuto 325 richieste di intervento”. “Fino al 9 luglio le richieste erano state 630″. “La legge quadro 353 sugli incendi boschivi del 2000 era innovativa. Prevedeva che ci fosse un finanziamento da parte dello Stato per l’attività di prevenzione. Quel finanziamento si è negli anni assottigliato fino a essere nullo. Credo che un segnale, se possibile, sarebbe positivo: la prevenzione è collegata alle risorse, alla pulizia del sottobosco e di altre aree, all’organizzazione di attività di vigilanza”: è l’appello che il Capo Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha lanciato durante l’audizione in Commissione Territorio e Ambiente al Senato.

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I dati del 13 luglio 2017 – La povertà in Italia

Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742mila individui.

Rispetto al 2015 si rileva una sostanziale stabilità della povertà assoluta in termini sia di famiglie sia di individui.

L’incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3%, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l’incidenza di povertà assoluta si porta al 7,9% con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015 (quando era 7,6%).

Nel 2016 l’incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell’ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell’anno precedente).

Anche la povertà relativa risulta stabile rispetto al 2015. Nel 2016 riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l’anno precedente).

Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%)

La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne

L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%).

Per consultare il testo integrale del rapporto Istat >> https://www.istat.it/it/archivio/202338